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22 gennaio 2023 Domenica della Parola di Dio

Domenica della Parola di Dio

Ogni anno, la terza domenica del tempo ordinario – quest’anno il 22 gennaio – per espresso desiderio di Papa Francesco, la Chiesa celebra la Domenica della Parola di Dio. “La non conoscenza della Parola di Dio è ignoranza di Cristo”, diceva nel quarto secolo san Girolamo che aveva tradotto la Bibbia in latino. Purtroppo, nel mondo d’oggi, la Parola di Dio è alle volte la grande assente per tanti, troppi cristiani. Di qui l’importanza, la necessità della lettura/ascolto della Parola di Dio.

“Il Signore ha colorato la sua parola di bellezze svariate… ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla” (Sant’Efrem, Commenti sul Diatessaron, 1, 18). “Quando l’uomo comincia a leggere le divine Scritture, Dio torna a passeggiare con lui nel Paradiso Terrestre” (sant’Ambrogio).

Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica Dei Verbum, esorta il popolo di Dio a rimettere al centro della sua vita la Parola: ogni credente si senta interpellato dalla Parola e legga in essa la sua vita nella molteplicità delle situazioni che accompagnano il proprio quotidiano.

Il tema che Papa Francesco ha scelto per la Domenica della Parola di Dio di quest’anno 2023 è tratto dalla Prima Lettera di san Giovanni: “Vi annunciamo ciò che abbiamo veduto” (1 Giovanni 1,3). Da qui il titolo attribuito alla giornata: Annunciatori della Parola.

Il testo completo da cui è tratto il tema di questa ricorrenza è il seguente: “Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo” (1 Giovanni 1,1-3).

Queste parole fanno subito pensare a una comunità piena di entusiasmo, frutto di una esperienza forte che ha trasformato la loro vita. Eppure erano trascorsi circa cinquanta anni da quando l’evangelista Giovanni aveva vissuto con Gesù, ma il tempo non ha sminuito la forza coinvolgente di quella avventura né si è spento lo stupore originario. Anzi, annunciando il Vangelo, approfondisce e rafforza la consapevolezza della grazia offerta a ogni persona. Ebbene, questa stessa forza giunge fino a noi: e, nel concreto della nostra storia, siamo interpellati personalmente da questo stesso vangelo.

L’annuncio, infatti, è strettamente connesso all’esperienza viva e personale del mistero pasquale. Il Vangelo non è assimilabile a un contenuto o a un modello etico, ma è la partecipazione alla vita nuova del Signore Risorto, che si esprime nella vita “in Cristo”

Nell’esperienza cristiana c’è un momento dove tutto questo è vissuto in modo pieno: la celebrazione eucaristica. Per tale ragione, è importante vivere la Domenica della Parola di Dio riscoprendo il profondo nesso esistente tra Parola ed Eucaristia. Il logo della Domenica della Parola di Dio ci aiuta in questo senso, conducendoci sulla strada che da Gerusalemme va a Emmaus (cfr Luca 24,13-35). Sono rappresentati due discepoli, scoraggiati e delusi per gli ultimi avvenimenti riguardanti la morte di Gesù e dubbiosi alla notizia della sua risurrezione. I due discepoli rappresentano bene il volto di tutti i credenti. E il bastone, nella mano di uno dei due, indica la loro fragilità e il bisogno di sicurezza. Ma, ecco, che tra loro due, si inserisce Gesù. La sua Parola, viva ed efficace, dà loro forza. Con discrezione e delicatezza Gesù si pone sul loro cammino, abita la loro storia, le loro domande. In una mano ha il rotolo della Parola di Dio, con l’altra indica una stella, segno dell’evangelizzazione. Gesù è la sintesi e il compimento di tutte le Scritture. Alle spalle dei personaggi, un cerchio di luce. Il sole volge al tramonto, ma un’altra luce scalda il cuore dei discepoli: la luce della Parola.

I piedi dei personaggi sono al di fuori del cerchio di luce: Gesù e i discepoli sono avvolti dalla Parola, e i loro passi la portano con sé. Per questo poi essi, quando riconoscono Gesù “nello spezzare il pane”, “partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme” (Luca 24,33) e diventarono annunciatori della Parola.

L’esperienza dei discepoli di Emmaus può diventare la nostra esperienza. Anche noi ci troviamo a percorrere le strade della storia con le nostre fatiche, le nostre speranze, le nostre delusioni. Ma, possiamo esserne certi, accanto a noi cammina Gesù con la sua Parola: se lo accogliamo, tutto cambia.

Dedicare, perciò, in modo particolare una domenica dell’Anno liturgico alla Parola di Dio consente, anzitutto, di far rivivere alla Chiesa il gesto del Risorto che apre anche per noi il tesoro della sua Parola per essere nel mondo annunciatori di questa inesauribile ricchezza. Il Papa si spinge oltre e ci invita a vivere la Domenica della Parola di Dio con l’impegno che sia “non una volta all’anno, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti” (Papa Francesco, Aperuit illis, 8).

Sarebbe bello, nelle nostre comunità cristiane, sperimentare la stessa meraviglia e lo stesso stupore che trapela dalla lettera di Giovanni. Sarebbe bello aiutarci a scoprire come ciò che ti cambia la vita è l’incontro con la forza liberante del Signore Gesù. Sarebbe bello aiutarci a ritrovare la gioia della comunione che ci fa riscoprire l’essere fratelli, perché figli dell’unico Padre che è nei cieli.