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Sinodo, nome proprio della Chiesa

Siamo in un tempo di grandi trasformazioni e mutamenti epocali. Nell’ambito della Chiesa, oggi, si parla tanto di “sinodalità”, di “Chiesa sinodale”, di “cammino sinodale”. Parole spesso pronunciate senza aver la consapevolezza dei cambiamenti che una prassi e uno stile sinodale renderebbero necessari.

Ne parla, con ricchezza di particolari, la teologa Cettina Militello, nel suo libro Sinodalità e riforma della Chiesa. Lezioni del passato e sfide del presente (Edizioni San Paolo 2023, pp. 190).

«La Chiesa e i cristiani abitano questo mondo, anche se dovrebbero abitarlo in modo diverso a ragione della loro storia particolare e soprattutto a ragione di Colui da cui prendono nome».

«Cosa vuol dire Chiesa? Questa parola traduce il greco ekklesia che vuol dire adunanza, raduno, assemblea. […] Nel senso di raccolta in atto della comunità, il termine indica innanzitutto una casa nella quale i cristiani si raccolgono per le preghiere comuni e per la Cena del Signore… Solo successivamente il termine, senza specifiche qualificazioni, indicherà la comunità tutta di una città o di una regione o la comunità cristiana come tale senza confini di spazio e di tempo. […] Purtroppo ben presto… i cristiani, sempre più numerosi, hanno introdotto distinzioni che in qualche modo hanno privato la comunità del suo tratto originario… Ne è nato un sistema complesso di tipo gerarchico che, sotto varie forme, è rimasto immutato nei secoli dando vita a una commistione di religioso e pubblico. […] Questo quadro di cristianità… negli ultimi decenni si è fortemente incrinato. […] Abbiamo bisogno di ripensare seriamente la nostra identità e come viverla, se davvero vogliamo ancora dirci cristiani… Siamo davvero “Chiesa”, cioè comunità, assemblea, raduno?».

Il termine Ekklesia, tuttavia, non è unicamente legato alla religione. Indicava, ad esempio, l’assemblea, l’organo democratico che governava in Grecia le antiche Città-Stato, e la sua convocazione. Il verbo da cui deriva, ek-kaleo, significa, appunto, convoco, chiamo, raduno.

Osserva la Militello: «Se questo è il significato di ekklesia, il termine synodos ne costituisce un sinonimo. Dire Chiesa e dire sinodo dovrebbe significare la stessa cosa… Si è convocati per diventare popolo, e non un popolo qualsiasi, ma il popolo adunato nell’unità del Padre del Figlio e dello Spirito Santo».

A questo punto, considerando la realtà attuale, sorge spontaneo l’interrogativo: «Se Chiesa e sinodo sono sinonimi e significano l’una e l’altro assemblea, raduno, come restituire al popolo adunato il diritto nativo di rispondere allo Spirito e alla Parola che li convocano e raccolgono?».

Ed ecco il riferimento al Codice di Giustiniano, imperatore bizantino (VI secolo). Che afferma: “Ciò che tocca tutti da tutti deve essere deliberato”. Formula che dal diritto civile è poi passata al diritto canonico e vi è rimasta sino ad oggi.

«A ben pensarci – scrive la Militello -, si tratta di una norma di buon senso. Come mettere in discussione il fatto che un problema, un aspetto che tocca la vita di tutti esige d’essere discusso e approvato da tutti? […] Va notato tuttavia che la permanenza della formula, di fatto, è inficiata dall’ordinamento ecclesiastico che, per la sua struttura gerarchica, finisce con eludere sia il concorso che il consenso di tutti».

«La “sfida” sinodale cozza purtroppo con l’ordinario vissuto delle Chiese. Il pregiudizio gerarcologico, androcentrico, sacrale rende difficile il riconoscimento dei carismi e la loro traduzione operativa».

«A complicare la questione Chiesa sta il convincimento, del tutto infondato, che la piramide esprima il disegno del fondatore. Gesù, insomma, avrebbe voluto la sua Chiesa come un insieme ordinato di fedeli, pronti ad accettare passivamente le decisioni e le scelte dei “pastori”».

«Ma nella Chiesa le cose non dovrebbero stare così. Infatti un compito si esercita… in quanto appartenenti al popolo di Dio (e populo), a favore del popolo di Dio (pro populo), con il popolo di Dio (cum populo)».

Nelle pagine del libro, emerge un profondo e appassionato desiderio: la costruzione di una nuova immagine di Chiesa. Una Chiesa desacralizzata, declericalizzata, decentrata, inclusiva, missionaria, accogliente, povera per i poveri. Una Chiesa né piramide né sfera, ma efficacemente significata attraverso l’immagine, cara a papa Francesco, del poliedro, che nelle sue molteplici facce lascia rifrangere in modo sempre diverso la luce (cfr Evangelii Gaudium, n. 236).

«Sinodalità è camminare insieme, ma è anche, in ciò, avere consapevolezza ciascuno del proprio dono così da metterlo insieme, gli uni al servizio degli altri, cooperando a promuovere quella fratellanza universale fuori dalla quale l’umanità rischia l’autodistruzione. La comunità ecclesiale, popolo in cammino, può e deve esserne profezia. Lo può, se, nell’ascolto e nel discernimento, si rende docile allo Spirito lasciandosene trasformare».