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Comunicato n. 4

Come ogni giornata di Capitolo, anche la quarta è iniziata con il rito di approvazione del verbale e del comunicato stampa, preceduti dalla preghiera del mattino e dall’Eucaristia.

Poi si è ritornati sulla relazione del direttore generale dell’apostolato che ha integrato, con dettagli sulle singole società, l’impianto complessivo che aveva dato il giorno precedente. Si è ribadita l’importanza delle librerie come presidio del territorio, e ci si è soffermati su alcune novità come la San Paolo Direct, la San Paolo Franchising e la San Paolo Patrimonio, per promuovere il nostro apostolato in forme nuove. C’è infatti bisogno di riorganizzarci quanto prima, e di utilizzare le limitate risorse in modo oculato, finché ci sono. Così come c’è bisogno di trovare partnership con realtà tecnologicamente avanzate, specie nel digitale, che ci permettano di valorizzare il nostro vasto patrimonio di contenuti.

A don Ampelio Crema è toccato il compito di illustrare l’attività di pastorale vocazionale: i progetti che si sono avviati e la difficoltà di agganciare il mondo giovanile, come pure le scarse forze messe in campo, anche se sempre più ci si sforza di lavorare come Famiglia paolina. Ed è in questo contesto che viene segnalata l’indicazione a pensare se non sia il caso che proprio in campo vocazionale si cominci a “piantare qualche germoglio”, in una specifica comunità, come suggerito da un relatore nei giorni scorsi.

L’economo don Franco Soliman ha l’ingrato, ma riuscito, compito di far capire i numeri dell’economia paolina, con l’affanno di far quadrare i conti di comunità, organizzazioni e società create non per fare cassa, ma per facilitare l’apostolato e una vita dignitosa ai Paolini nell’esercizio della loro missione. Ed è qui che emerge come ad essere versati nelle casse comunitarie siano più pensioni che stipendi, oltre alla necessità di assicurare un’adeguata assistenza ai confratelli nelle due infermerie di Alba e Roma.

A chiudere la giornata è la lunga relazione del Superiore provinciale. Don Eustacchio Imperato disegna il quadro della Provincia sulla base del programma affidatogli quattro anni fa dal Capitolo, indicando quanto si è realizzato e quanto ancora resta da fare. Informa sul cammino fatto insieme come Famiglia paolina, gli incontri con le superiore degli altri istituti religiosi e i responsabili degli istituti aggregati e dei Cooperatori paolini, che per la Famiglia paolina costituiscono una vera ricchezza. Fa presente che la fascia più consistente dei Paolini è oltre i 70 anni e che si pone il problema di aiutare a invecchiare bene. Illustra il lavoro di revisione della geografia paolina in Italia che ha valutato la validità e sostenibilità della presenza di comunità in un determinato territorio e che ha portato alla chiusura di alcune sedi e alla valorizzazione di altre. Per quanto riguarda la vita di consacrazione ha avuto parole di elogio per i tanti confratelli che vivono con intensità i consigli evangelici e che «sono il lievito nascosto della Congregazione». Ma si è anche interrogato su come possiamo rimotivare quei confratelli che trovano più difficoltà o che ancora si portano dietro delle ferite. Non ha nascosto le difficoltà incontrate per il servizio dell’autorità, i trasferimenti di persone e l’assegnazione di nuovi incarichi, come pure sulla realizzazione dei progetti comunitari e l’avvio di una formazione permanente. Ha ribadito la necessità che ci sia un incaricato a tempo pieno per la pastorale vocazionale e che si faccia più attenzione alla vocazione del Discepolo del Divin Maestro. Ha lodato le comunità che dimostrano senso di condivisione delle risorse come ha stigmatizzato singoli atteggiamenti di egoismo e chiusura. C’è ancora da camminare per coinvolgere tutte le comunità in un unico piano apostolico della Provincia, per formare i laici che sono coinvolti, per offrire contenuti adeguati.

«La nostra deve essere una Congregazione in uscita così come papa Francesco vuole una Chiesa in uscita», ha concluso il Superiore provinciale, «e bisogna dare indicazioni concrete in proposito, magari con un pensatoio che offra idee oltre le emergenze, collaborando con la Chiesa, e attento alla cultura odierna, condividendo la missione con i collaboratori laici». L’augurio è che «la Congregazione possa lavorare con efficacia nella vigna del Signore».

Conclusa la fase di ascolto e discernimento, nei giorni prossimi il Capitolo dovrà lavorare sul programma per i 4 anni di cammino.

Ariccia, 25 giugno 2019

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