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Comunicato n. 2

«All’immagine della porta san Paolo si ispira per indicare un’occasione favorevole che Dio offre alla sua attività missionaria, in un contesto di sinodalità, ovvero di cammino insieme». La lectio teologica e biblica su 1Cor 16,9, del paolino don Primo Gironi, ha avviato i lavori nella seconda giornata del XX Capitolo provinciale ad Ariccia. «La porta che si è aperta, per noi rimane sempre la Parola di Dio». È alla sua luce che va reinterpretata la nostra storia e la nostra missione, così come ha fatto il Popolo d’Israele: «È stata la crisi dell’esilio a riaccendere nel popolo biblico la luce della speranza: dalla notte dell’esilio il popolo di Dio ha iniziato un cammino di umiltà e di conversione che lo ha condotto verso l’alba della redenzione operata dal Messia. Per noi questo significa che l’attuale situazione di crisi può favorire la reinterpretazione di eventi, persone, opere, metodi, successi, fallimenti che hanno segnato questi nostri primi cento anni».

Alla riflessione di don Gironi è seguita quella altrettanto stimolante di fratel Guido Dotti, su “La svolta sinodale di papa Francesco nella Chiesa e nella vita consacrata oggi”. Il monaco di Bose ha indicato nella vita religiosa «un luogo privilegiato dove ci si può esercitare alla sinodalità, dove testimoniare che servire e obbedire a Dio lo si può fare insieme. Il nostro è un servizio peculiare che possiamo offrire alla Chiesa. Siamo un laboratorio di sinodalità». E a riguardo ha invitato a considerare il Vangelo e gli Atti di Luca che insistono sulla dimensione comunitaria e sulla carità fraterna: «Colui che ci unisce è più grande di colui che ci divide. Le energie della risurrezione sono più forti della morte. La grave minaccia per una comunità è il raffreddamento della carità, dal momento che Cristo è in mezzo a noi come colui che serve. Dobbiamo compiere ogni giorno un gesto di eternità, il gesto del Signore che serve a tavola i suoi, l’unico gesto che il Signore farà anche al suo ritorno».

Il pomeriggio è dedicato all’ascolto delle relazioni dalle comunità. Superiori e delegati presentano la situazione raccontando le persone, l’apostolato, la vita comunitaria e spirituale. Cominciando in ordine alfabetico, Alba che è anche la più numerosa come membri, ha modo di richiedere maggiore attenzione al suo essere la Casa Madre della Congregazione e di tutta la Famiglia paolina, con il tempio di San Paolo e la custodia della casa natale del Fondatore.

A ruota seguono le altre 13 comunità, da quella di Roma San Paolo con 33 membri fino a Santa Giusta Oristano con soli due confratelli. Milano risulta quella più giovane e per ovvi motivi le due comunità infermeria di Alba e Roma sono quelle con la più alta media di età. A Bari sono felici per la ventata di giovani paolini che vengono dall’estero per completare la loro formazione. E se in qualche caso si lamenta un clima da seduti o di abitudinarietà, di debolezza fisica e mentale, o anche si scarsa sensibilità comunitaria, la maggioranza dei confratelli si spende su più fronti: dall’apostolato organizzato all’animazione sul territorio o della Famiglia paolina, specie degli istituti aggregati, dall’umile servizio in comunità alle iniziative culturali e apostoliche, sempre più spesso in collaborazione con le Chiese locali, a testimonianza dell’apprezzamento del carisma paolino nella Chiesa italiana.

Particolarmente toccante è stata la relazione giunta dalla comunità infermeria di Roma Timoteo Giaccardo: la sola descrizione di una normale giornata nel luogo dove «ci si ritrova, senza volerlo, per l’apostolato della sofferenza», ha avuto l’effetto di trasformare un grido silenzioso in un tuono, proveniente da confratelli che hanno imparato nella malattia ad apprezzare una visita, un sorriso, un qualsiasi gesto di attenzione.

Ariccia, 23 giugno 2019

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