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Sintesi sulla relazione
"L'invecchiamento nella vita consacrata"

Oggi la relazione proposta da padre Massimo Fusarelli ofm, ci ha portato a riflettere su uno degli aspetti che spesso più preoccupano noi consacrati: l'invecchiamento, sia delle persone che delle comunità.

Spesso i nostri Capitoli si risolvono con un nulla di fatto. Con quale sguardo guardiamo al futuro? Manca una vera ermeneutica evangelica. In tal senso è importante quanto afferma la Gaudium et spes: La Chiesa, infatti, fin dagli inizi della sua storia, imparò ad esprimere il messaggio di Cristo ricorrendo ai concetti e alle lingue dei diversi popoli; inoltre si sforzò di illustrarlo con la sapienza dei filosofi: e ciò allo scopo di adattare il Vangelo, nei limiti convenienti, sia alla comprensione di tutti, sia alle esigenze dei sapienti. E tale adattamento della predicazione della parola rivelata deve rimanere la legge di ogni evangelizzazione (n. 44). I linguaggi del nostro tempo vanno letti alla luce della Parola di Dio. Non possiamo dimenticare la storia. La storia è aperta all'imminente venuta del Signore. Come stiamo nella storia, come la assumiamo? Il nostro punto di vista resta sempre parziale perché mediato dalla cultura a cui apparteniamo. La Chiesa con il Concilio ha deciso di lasciarsi guardare dal mondo.

1) Lasciarsi illuminare da Gesù, l'eternamente giovane. L'ascolto del Vangelo e ascolto dell'uomo sono uniti. L'annuncio dell'apostolo prima di un fare è un impulso che arriva dalla sua adesione a Cristo. Non c'è un primo e un dopo. L'ascolto della buona novella è gratuito. Ci è chiesto la gratuità dell'annuncio della salvezza. Ritrovare l'amicizia del Signore non significa pregare di più, ma significa un vero e proprio catecumenato. Abbiamo bisogno di una nuova iniziazione alla fede. La gratuità dell'annuncio tocca anche noi! Occorre rinnovare l'annuncio della fede e la preghiera! Anche la pratica degli Esercizi spirituali tra i religiosi è scesa: non se ne sente più l'esigenza. L'apertura a Dio non è mai separata dall'apertura all'altro e, quindi, alla missione. L'invecchiamento non è nostalgia del passato cristallizzato. Spesso c'è un deficit di speranza sul futuro. Prendere sul serio il rinnovamento dell'incontro con il Signore ci chiede di approfondire le malattie spirituali (cf. Evangelii gaudium). Occorre speranza, piantare un germoglio! La rivalità tra di noi spesso ci insedia: il virus della guerra ci intacca, è una malattia che esiste. Occorre sotterrare le armi! I nuovi percorsi sono necessari. Spesso siamo stanchi. Quale proposta di animazione e di fede a partire da questa situazione?

2) La necessità della Provincia di rivitalizzare il colore paolino, cioè l'anima paolina. Il carisma ci precede, ci viene incontro anche da contesti nuovi. Spesso abbiamo una sbiadimento dell'identità. Una riflessione sulle malattie spirituali può aiutarci a superare la crisi. La Chiesa vive per il regno, non per se stessa. Se è per il regno, allora il baricentro è fuori di noi: altrimenti moriamo di autoreferenzialità. Paolo VI nella Evangelii nuntiandi nomina il termine regno 29 volte. Ciascun carisma incarna il Vangelo qui e ora per ridire la forza del carisma nell'oggi, liberi da forme di potere. Un antidoto al nostro invecchiamento è la speranza (come Simeone e Anna). Noi siamo a servizio del carisma, non i padroni! La storia è il luogo in cui la storia di Dio, la sua autorivelazione si innesta. Rispondere oggi alla realtà viva del carisma attraverso la storia. La freschezza del carisma ci viene dalla vita, non solo dalle carte del fondatore.

3) Sinodalità: non c'è rinnovamento se non c'è lo sforzo di vivere con gli altri. Abbiamo bisogno per questo di fare dei passi nuovi: al nostro interno e con gli altri. Che cosa mina la comunione? Ognuno di noi ha la sua storia e, spesso, ognuno ha il suo feudo e il dialogo è bloccato. Spesso si creano rigidità, parlare alle spalle. La comunione è un bene prezioso, con passi di riconciliazione. "La vita comune è un organismo, non un meccanismo" (beato Giacomo Alberione, Ut perfectus sit homo Dei, I, pp. 284-285). Il cammino sinodale è molto esigente! Come si fa a camminare insieme? L'invecchiamento ci sprona a mettere insieme le nostre povertà perché possa emergere un io più convinto. Anche tra noi c'è un grido, più risposta alla nostra vocazione. Ascoltiamo il grido dello Spirito, quello che lo Spirito dice alla Chiesa. Romano Guardini scriveva: "Diventando vecchio, la dynamis s’affievolisce. Tuttavia, nella misura in cui l’uomo consegue le sue vittorie interiori, la sua persona lascia, per così dire, trasparire il senso delle cose. Egli non diventa attivo, bensì irradia. Non affronta con aggressività la realtà, non la tiene sotto stretto controllo, non la domina, bensì rende manifesto il senso delle cose e, con il suo atteggiamento disinteressato, gli dà un’efficacia particolare". Audacia di sogni! Franchezza di confronto e discernimento comunitario e il coraggio delle scelte per essere più liberi per un vero rinnovamento! Occorre un guizzo di giovinezza di irradiazione e profondità e, tutto il resto, ci è dato in aggiunta.

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