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Sintesi della relazione
"La svolta sinodale di papa Francesco nella Chiesa e nella vita consacrata oggi"

Nella relazione proposta da fratel Guido Dotti, monaco del Monastero di Bose, si è riflettuto sulle implicazioni della "svolta" sinodale di Papa Francesco sulla Chiesa e, specialmente, sulla vita di noi "consacrati".

Il rapporto tra sequela (camminare dietro a Gesù, non davanti!) e sinodalità (camminare insieme) è inscindibile. La sequela di ogni cristiano inizia con il battesimo. Negli impegni battesimali vi è la rinuncia a satana e l'adesione alla sequela Christi. Satana impersona due realtà: divisore e mammona (principe del denaro). Il contrasto ad essi è dato dall'obbedienza e dalla povertà in quanto impegni battesimali. In una comunità religiosa essi implicano il decidere insieme, trovando come declinare oggi la condivisione dei beni a servizio di Dio e non di mammona. Dobbiamo sforzarci di riportare l'obbedienza nell'alveo evangelico della sequela, liberandola dagli aspetti troppo giuridici.

Il camminare insieme articola le diverse parti della Chiesa in quanto corpo vivente. Le nostre strutture dovrebbero essere delle prove viventi di sinodalità vissuta. La sinodalità nella vita religiosa dovrebbe essere segno profetico. Camminare è la metafora della vita. Il camminare significa muoversi in avanti, avanzare, avanzare dietro Gesù Cristo e essere consapevoli che questo cammino passa attraverso la morte per giungere alla risurrezione. Il camminare significa anche convertirsi per seguire la volontà del Signore.

Come camminare dietro a Cristo? Insieme, che significa regolare il passo sui più deboli! Spesso, infatti, i forti corrono avanti, senza considerazione per chi fatica, per chi è ferito o smarrito. Il vero cammino "dietro a Cristo" dev'essere però un camminare insieme, come corpo comunitario, occorre quindi saper attendere chi cammina con passo più lento, accompagnarlo e se necessario prenderlo sulle spalle. Tutto questo significa anche "necessità" di saper discernere insieme la volontà di Dio, perché a beneficiarne sia tutta la comunità, altrimenti il dono del singolo rimarrebbe sterile. Lo testimonia la storia religiosa che ha visto dei profeti che hanno intuito un aspetto del Vangelo dimenticato. I carismi vanno riconosciuti insieme a beneficio di tutti.

Non dimentichiamo che nei Vangelo quasi tutti gli insegnamenti sono riferiti a un noi (insegnamento collettivo). Vivere come un cuor solo e un'anima sola per acquisire gli stessi sentimenti di Cristo Gesù. Si tratta certamente di un punto di arrivo! Questo télos deve comunque diventare criterio di discernimento per ogni comunità. Il Signore è più grande del divisore! La comunità deve temere lo spegnersi della carità. Il gesto di servire è un gesto del concreto vivere che non verra mai meno: è un gesto di eternità che il Signore compie, lavando i nostri piedi.